Come Polymarket sta cambiando il mondo
Se il futuro diventa una scommessa miliardaria, dobbiamo ridefinire i nostri confini etici?
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Buona lettura,
Valerio
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Come Polymarket sta cambiando il mondo
Il 10 marzo 2026 un missile iraniano cade in un’area collinare vicino a Beit Shemesh. L’esplosione è fragorosa, ma non causa vittime.
Pochi minuti dopo Emanuel Fabian, giornalista del Times of Israel, pubblica un breve aggiornamento sul liveblog della testata israeliana, raccontando l’accaduto.
Per Fabian, l’attività è parte del suo lavoro quotidiano di cronista. In tempi di guerra, nulla di diverso dal solito.
Il giorno successivo però accade qualcosa di strano: alcuni messaggi in ebraico, provenienti da mittenti sconosciuti, iniziano a riempire la sua casella email.
Un utente di nome “David”, per esempio, gli scrive:
«Hai detto che ‘Un missile ha colpito un'area appena fuori Beit Shemesh’. Sembra però che il missile sia stato intercettato, e che sul posto siano caduti solo detriti e frammenti. Se potessi correggere la notizia entro stasera faresti un grande favore, a me come a molti altri».
La mail non è un caso isolato. Più persone scrivono a Fabian per chiedergli di rettificare l’articolo; secondo loro non ci sono prove concrete dell’esplosione di un missile iraniano in suolo israeliano.
All’inizio il giornalista risponde con fermezza, difendendo il suo reporting e chiedendo ulteriori spiegazioni. La questione sembra sopirsi.
Passa qualche giorno, però, e i messaggi ricominciano. Stavolta a essere preso di mira è il WhatsApp del giornalista. E il tono è decisamente più minaccioso.
«Hai 90 minuti per aggiornare la menzogna che hai scritto», gli scrive un utente.
«Se ci fai perdere 900.000 dollari, ne investiremo altrettanti per finirti».
E ancora:
«Non hai idea di quanto tu ti stia mettendo in pericolo. Questo è il momento più importante della tua carriera».
Scioccato, Fabian si mette a fare ricerca online. E quello che scopre è altrettanto sconvolgente.
Il suo articolo è al centro di un giro milionario di scommesse su Polymarket, una celebre piattaforma di scommesse sull’attualità.
Uno dei bet recita così: «In quale giorno l’Iran colpirà Israele?».
Ben 14 milioni di dollari sono stati puntati proprio sulla data del 10 marzo. E il post di Fabian è quello che certificherebbe l’avvenuto attacco.
Chi ha scommesso sul “No” rischia quindi di perdere i propri soldi.
Terrorizzati dalla prospettiva, alcuni utenti hanno recuperato i contatti del reporter e stanno cercando di intimidire il giornalista, nella speranza di piegare i fatti alle loro necessità e di salvare il proprio portafoglio.
L’oracolo decentralizzato
Polymarket è il più grande mercato di previsione (prediction market) decentralizzato al mondo.
La piattaforma è basata sulla blockchain Polygon, da cui prende il nome: gli utenti non scambiano azioni di aziende, ma scommettono sull'esito di eventi di attualità — dalle elezioni politiche all'andamento dei tassi d'interesse, fino a eventi di sport o gossip e all’esito del referendum in Italia.
Polymarket, fondata durante il lockdown del 2020 da un ex studente 22enne della NYC, Shayne Coplan — è oggi valutata ben 9 miliardi di dollari.
Tra gli investitori, un mix di veterani del tech e nuove élite politiche che tende a destra: tra loro ci sono Peter Thiel, il fondatore di Ethereum Vitalik Buterin, e Donald Trump Jr.
Nell’ultimo anno, Polymarket ha cessato di essere animata da un ristretto manipolo di nerd delle cripto.
È diventata mainstream, attirando milioni di utenti.
La teoria che la guida è quella della saggezza delle folle — secondo cui un gruppo di individui grande e diversificato, se ben strutturato, può prendere decisioni collettive migliori rispetto a quelle di singoli esperti.
Ma proprio questo grande successo l’ha trasformata in qualcosa di ancora più sinistro: un grande casinò della verità che può arrivare a influenzare le sorti delle questioni globali.
I mercati di previsione, di cui Polymarket è l’esempio più conosciuto, stanno prendendo una piega peculiare: non più “solo” strumenti speculativi, ma veri manipolatori di realtà, capaci di influenzare il comportamento degli elettori e la narrazione dei media per trasformare le scommesse in profezie che si autoavverano.
La «Situation Room»
Qualche giorno fa, poi, Polymarket ha aperto il suo primo spazio fisico a Washington DC, a meno di un miglio dai cancelli della Casa Bianca.
L’ha chiamato The Situation Room, come la stanza in cui i presidenti americani si rinchiudono insieme ai capi delle forze di intelligence per seguire da vicino operazioni militari speciali (ricorderete bene, immagino, questa foto).
Ma lo spazio è ben lontano dall’essere un ufficio governativo: in realtà è un bar.
I muri sono coperti da grandi schermi che proiettano i grafici di Polymarket in tempo reale, mentre al centro della stanza un mappamondo rotante mostra la geolocalizzazione delle scommesse sul pianeta.
Qui, gli avventori possono consumare birre e cocktail mentre «monitorano la situazione» — in altre parole, mentre lurkano le sventure altrui o puntano i propri criptorisparmi sull’esito di questioni geopolitiche globali.
È la gamification definitiva della politica: lobbisti, insider e curiosi che brindano scommettendo sull’esito di un voto o sulla durata di una crisi diplomatica.
Se il termometro decide la temperatura
L’ascesa dei prediction market è l’affermazione definitiva della politica come sport estremo dell’era finanziaria.
Viviamo in un mondo che specula su eventi che causano sofferenza a milioni di persone, con il supporto diretto di un’élite economica che da queste attività incassa la maggior parte dei profitti.
I mercati di previsione, infatti, guadagnano dall’incertezza: il loro profitto arriva dalle commissioni sulle transazioni, e questo crea un incentivo perverso a mantenere i mercati volatili e “rumorosi” per attirare nuovi scommettitori, anche a scapito dell'accuratezza delle informazioni.
Non a caso, Polymarket sembra tutt’altro che interessata alla promozione della verità: come ha svelato il New York Times, i canali social della piattaforma diffondono copiosamente notizie false e inesatte.
Nulla di nuovo o sorprendente in un periodo come questo, in cui la realtà supera ogni giorno la distopia, dirai tu? Può essere.
Ma forse siamo giunti a un momento chiave.
Quello in cui il “termometro” è diventato così influente da voler influenzare la temperatura.
In cui una riga di un articolo può spostare quasi 15 milioni di dollari e un singolo giornalista, a sua insaputa, può diventare una variabile economica.
In cui corrompere una fonte - o diffondere un deepfake - può servire per “correggere” la percezione del mercato.
Polymarket è anche una metafora dei tempi che corrono, della progressiva perdita di senso civico ed etico verso cui spinge il sistema tecnocratico, simile a quella che Mark Fisher definiva «la massiccia desacralizzazione della cultura» attuata dal capitalismo.
Ciò nonostante, i mercati di previsione sono qui per restare e per espandersi. Su questo, sì, sarei pronto a scommettere.
Alla prossima Ellissi
Valerio
PS. Fun fact: alla festa di inaugurazione di The Situation Room non ha funzionato niente.
🎲 Nella mia reading list
🟡 ChatGPT ha chiuso Sora dopo un anno, testimoniando che l’AI è ancora un mercato tutt’altro che maturo. Quindi, calma. RSI
🟡 Si può stare su YouTube creando un solo video all’anno? Sì, se sei ContraPoints. IL POST
🟡 La Cina punta forte sulle start-up di intelligenza artificiale guidate da una sola persona. REST OF WORLD
🟡 La storia del militare-runner francese che ha usato Strava sulla sua portaerei, rivelandone la posizione ai nemici. LE MONDE
🟡 Differenziare i ricavi nei media: l’Atlantic ora ci prova con… le crociere? THE ATLANTIC
🟡 Gli USA stanno cercando di tagliare la Russia fuori da internet una volta per tutte. POLITICO
🟡 Quante volte le piattaforme AI citano le fonti giornalistiche da cui prendono i contenuti? Poche, anzi pochissime. NIEMANLAB
🟡 La guerra dei router. THE VERGE
🟡 Come gli iPod hanno cambiato la nostra relazione con la musica, e perché ora - dice qualcuno - ne sentiamo la nostalgia. DIRT
🟡 Quando psicoterapeuta e paziente si innamorano come va a finire? Uno dei long-form migliori del mese, forse dell’anno, che vale tutto il tempo di lettura. GRANTA
🔮 I miei consigli di lettura
Torna la rubrica dei consigli di lettura: saggi e romanzi per capire meglio il mondo digitale di oggi e di domani.
📔 Onnipotenti
di Irene Doda
Fuoriscena, 176pp.
Doda traccia la traiettoria ideologica che unisce Big Tech e ultradestra, smascherando le nuove forme del dominio digitale: disuguaglianze crescenti, colonizzazione dell’immaginario collettivo, erosione dei principi democratici.
📔 L’inganno dell’intelligenza artificiale
di Emily M. Bender e Alex Hanna
Fazi, 324pp.
Le autrici sfidano le radici del tecno-ottimismo contemporaneo e ci spiegano perché non dobbiamo credere all’esaltazione mediatica sull’AI, il cui rapido sviluppo, sostengono, non è di certo pensato per «servire le persone».
📔 Quel che non è salvato è perso
di Lorenzo Fantoni
Effequ, 272pp.
Un saggio che ci ricorda com’era l’internet che avremmo potuto avere e che invece ci è scivolato fra le dita: un luogo creativo, utopico e democratico, in cui immaginavamo una felicità condivisa e profondamente umana.
📔 La Spagna è diversa
di Roberta Cavaglià
People, 136pp. (in pre-order)
Poche settimane fa, Pedro Sanchez ha criticato aspramente il ruolo della Silicon Valley, definendo le Big Tech «strumenti di oppressione». Parole che in Italia sarebbe impossibile ascoltare. Di queste e altre differenze narra La Spagna è diversa, raccontandoci perché il paese iberico dimostra di avere una personalità unica di fronte alle sfide contemporanee.









Il caso Fabian è perfetto per capire dove stiamo andando: quando chi scommette sul futuro ha un incentivo economico a manipolare il presente, il concetto stesso di "informazione" cambia natura. Il punto vero non è Polymarket in sé, ma il fatto che abbiamo costruito un sistema dove la verità ha un prezzo di mercato. E chi ha più soldi può comprarsela o, peggio, riscriverla.
Più leggo articoli del genere, più mi sembra tutto assurdo e devo fare un grosso respiro per allontanare lo sguardo e ricordarmi che quella parte di umanità, anche se è in (minima) parte potentissima e in (gran) parte numerosissima, non è TUTTA l'umanità. E che ci sono ancora quelli che scendono in piazza colorati e rumorosi a dire che vogliono (anzi che vogliamo) un altro mondo. Poi magari non se li (ci si) fila nessuno, ma almeno si respira un po'.
Per quanto riguarda la diversità della Spagna, io ancora ricordo anni fa quando Zapatero nel giro di qualche settimana prima approvò i matrimoni tra persone dello stesso genere e poi l'uscita della Spagna dall'Afghanistan (o dalla guerra in Iraq, mo' non ricordo) e che allora pensai: ma perché in Italia ste cose non possono succedere? E stiamo ancora così.
Grazie per la gnusletter!!